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Ispiràti dagli Archivi, 14-19 marzo 2016

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.14-19 marzo 2016: una settimana di iniziative per ricordare l’importanza degli archivi e della corretta gestione della documentazione.

Una settimana per dare voce alle migliaia di chilometri di documenti che costituiscono l’eccezionale patrimonio custodito negli archivi italiani.

Vai al sito  in costante aggiornamento per raccogliere le adesioni e le informazioni sugli eventi in corso di realizzazione.

Archivi & Archivisti ha condiviso il post di Elena Gonnelli. ...

Quando un Archivio diventa Storia. Il Fondo Barna Occhini

dicembre 12, 2017, 3:30pm - dicembre 12, 2017, 6:30pm

Il Fondo Barna Occhini nell'Archivio di Sigfrido Bartolini Presentazione dell'inventario Il giorno 12 dicembre alle ore 15.30, presso la sala conferenze della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana (via de’ Ginori 7, Palazzo Neroni) sarà presentato l’inventario e la pubblicazione online del “Fondo Barna Occhini”, conservato presso il “Centro Studi Sigfrido Bartolini”. Il fondo è stato inventariato, digitalizzato e reso consultabile grazie al lavoro di tre archiviste professioniste: Elena Gonnelli, Sara Landini e Pamela Giorgi. Il progetto, sostenuto e coordinato dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana, si avvale del software ArDes-SAT, realizzato dalla Scuola Normale Superiore di Pisa. Proprio nell’anno di Pistoia Capitale italiana della Cultura, il progetto “Archivi della personalità della cultura”, promosso da Regione Toscana e Soprintendenza Archivistica, destinato a censire e valorizzare gli archivi di personalità contemporanee, si arricchisce di questo importante contributo pistoiese. Barna Occhini (Arezzo 1906 – Firenze 1978) letterato, critico, scrittore lasciò ancora in vita il suo archivio all’amico Sigfrido Bartolini, certo della cura con cui questi lo avrebbe conservato: un carteggio con oltre 50 corrispondenti (Giovanni Papini , Ardengo Soffici, Salvatore Quasimodo, Piero Bargellini, don Giuseppe De Luca, Ildebrando Pizzetti, Giovanni Spadolini, Giuseppe Prezzolini, Giò Ponti, Giovanni Michelucci, Carlo Carrà, Pea, Pietro Pancrazi, Emilio Cecchi, ecc.) per un totale di quasi mille lettere, senza contare gli scritti editi ed inediti, le memorie, la rassegna stampa ed inoltre la biblioteca e la raccolta delle opere. Corrispondenze, articoli, bozze, saggi, opere diverse rivelano non solo l’uomo ed il letterato, ma lo spaccato di un periodo storico che ha visto il coinvolgimento di Occhini con i più importanti intellettuali e politici del tempo. Toccò dunque a Sigfrido Bartolini incisore, pittore e scrittore conservare le carte dell’amico mosso dalla profonda convinzione dell'importanza di un patrimonio documentario che doveva essere prima o poi recuperato a comprensione del “secolo breve” che si stava concludendo. Il lavoro presentato consegna alla storia del Novecento un’inedita testimonianza, grazie ad un intervento di stampo tradizionale ma dalla forma decisamente moderna che fonda, sulla pratica archivistica del recupero della memoria, la prassi della digitalizzazione e messa online che da tempo ha aperto nuovi e sorprendenti scenari. Nell’occasione sarà annunciata la prosecuzione dei lavori che interesseranno il ben più corposo archivio dello stesso Sigfrido Bartolini e del fondo aggregato Giulio Innocenti. Fiore all’occhiello del progetto l’apertura al pubblico dell’Archivio, garantita dalle stesse archiviste Elena Gonnelli e Sara Landini, con possibilità di effettuare visite guidate alla Casa Museo ed organizzare letture ed eventi. Interverranno Diana Marta Toccafondi (Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana), Emilio Capannelli (Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana), Claudio Rosati (Storico e Museologo), Elena Gonnelli, Sara Landini, Pamela Giorgi (Archiviste, Centro Studi Sigfrido Bartolini). Durante l’incontro, letture di Giulia Bartolini (Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”) Biografia breve Barna Occhini, (Arezzo 8 giugno 1905 – Firenze 16 aprile 1978). Occhini, all'anagrafe Carlo Luigi, assunse il nome Barna in omaggio al pittore trecentesco degli affreschi di San Gimignano. Compiuti studi giuridici, alla professione forense preferì coltivare gli interessi nel campo della storia dell'arte e della letteratura., seguendo la scia del padre (Pier Ludovico) studioso che, ad Arezzo, aveva istituito la Cattedra Petrarchesca e fondato la rivista “Vita d'Arte”. Genero di Giovanni Papini, aveva sposato la figlia Gioconda nel 1932 (che sarebbe morta nel 1954), da cui aveva avuto tre figli Simone, Alvise e Ilaria Occhini (nota attrice ). Barna fu storico dell'arte d'indubbio talento, come testimoniano i tre volumi della sua “Storia dell'Arte” (1940-'47 Paravia- Torino) e i tanti scritti che, un'innata pigrizia gli impedì di raccogliere in volume. Fu però anche polemista dalla penna lapidaria e caustica, una penna che in quel caso non conosceva né pigrizia né stanchezza. Nel 1939, chiamato a fare il redattore capo della rivista “Il Frontespizio”, ne diviene di fatto il direttore; ed è in questa occasione che affina il gusto, si allena per quella pratica rivistaiola (come gliela definiva Enrico Sacchetti) che in seguito lo metterà più volte alla prova. Infatti fonderà e dirigerà nel 1944 “Italia e Civiltà”, e nel 1966-'68 “Totalità”, e fonderà la casa editrice “l'Arco” intrecciando corrispondenze interessanti e legami importanti con i maggiori intellettuali del Novecento.

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Senza gli archivi perdiamo il patrimonio di documenti che costituisce la nostra storia e la nostra identità collettiva. Perdiamo la possibilità di imparare dal passato per progettare il presente e il futuro. Mettiamo a rischio la possibilità di avvalerci dei nostri diritti di cittadini, nella nostra quotidianità: nel rapporto con la pubblica amministrazione, in banca come clienti, dal medico come pazienti, nell’acquisto di beni e servizi come consumatori, sul posto di lavoro.

Gli archivi sono patrimonio di tutti: documentano attività in corso, tutelano diritti, trasmettono la memoria.
Gli archivi sono ovunque e sono rappresentativi di una molteplicità di contesti sia pubblici sia privati: pubblica amministrazione, enti locali, ospedali, scuole, istituzioni militari, tribunali, imprese, famiglie…
Scopo degli archivi e del lavoro degli archivisti, all’interno di  una comunità, è di evitare che questa ricchezza venga persa.

Archivisti 2016-it

Senza gli archivi giudiziari non si possono condurre i processi, riaprire le cause quando subentrano nuovi elementi. Senza gli archivi non si sarebbero potute aprire grandi cause di lavoro, come i processi di risarcimento ai morti per l’amianto.

Senza i dati di studi e analisi conservati negli archivi scientifici la ricerca non può procedere e progredire, non si possono fare scoperte fondamentali. I medici non possono studiare le malattie e trovare e sperimentare nuove cure e senza gli archivi sanitari non si può ricostruire la nostra storia clinica e fornire ai medici i documenti necessari per essere curati.

Senza i documenti che ci forniscono dati sulle condizioni del tempo attraverso i secoli non possiamo studiare i cambiamenti del clima.

Senza la cartografia antica e i documenti che descrivono l’evoluzione del paesaggio non potremmo studiare l’ambiente per prevenire alluvioni e frane o per pianificare gli interventi sul territorio, ad esempio per valutare il rischio sismico. E purtroppo sono cose che facciamo poco e male.

Senza gli archivi è impossibile venire a conoscenza dei soprusi e delle violenze commesse dalle dittature politiche, ricostruire le politiche dei governi nel corso della storia, non si può fare luce su episodi quali il terrorismo, le stragi, la mafia.

L’Associazione nazionale archivistica italiana (Anai) promuove una settimana di eventi per fare conoscere ai cittadini la ricchezza del patrimonio archivistico del nostro Paese e per richiamare le istituzioni a garantire risorse adeguate per la sua tutela e valorizzazione e a gestire con consapevolezza il tema della conservazione del documento digitale, che offre eccezionali vantaggi ma espone anche a rischi da valutare per tempo e con attenzione.

Le costanti riduzioni di risorse e di organici degli ultimi decenni ci dicono che già oggi non siamo in grado di:

  • garantire la tutela di migliaia di chilometri di archivi su tutto il territorio nazionale;
  • gestire la selezione e lo scarto della documentazione priva di obblighi di conservazione, riducendo in tal modo i costi di gestione di immensi depositi;
  • presidiare con adeguate competenze professionali la transizione dalla documentazione su carta al documento elettronico.Il modo in cui costruiamo i nostri archivi è la rappresentazione di come intendiamo i rapporti sociali e della società che vogliamo costruire.

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